L’aumento continuo dell’aspettativa di vita sta cambiando la nostra società, il nostro ciclo di vita e quello professionale. Tuttavia, la realtà è che, quando parliamo di pensione e di chi chi ha superato i 60 anni di età, sono tanti gli stereotipi da abbattere. 

Il problema è che, nella nostra società, manca una visione della longevità, perché abbiamo la tendenza a spaventarci quando si ci si interroga sul futuro. Spesso, al posto di guardare a quello che ci aspetta con fiducia e pensiero previdente, preferiamo girare la testa e guardare al presente.

Ne ho parlato con Emanuela Notari, partner e cofondatrice della Active Longevity Institute ed esperta di longevità e dei suoi effetti sulla nostra vita quotidiana e sulla struttura della società. 

Leggendo questo articolo, scoprirai quali sono sfide ed opportunità della longevità, come è cambiato il nostro mondo con l’aumentare dell’aspettativa e della qualità della vita e quali sono i segreti della longevità. Troverai ispirazione e imparerai a vivere una vita lunga, guardando al futuro con fiducia e pensiero previdente.

Come ho accennato, ho scritto questo articolo dopo aver registrato la puntata del mio podcast, “Il futuro a sessant’anni”, con Emanuela Notari, un’esperta di longevità.

Emanuela, insieme ad altri professionisti, ha fondato l’Active Longevity Institute, il primo osservatorio sulla longevità italiana. 

La loro attività consiste nel fare ricerche sul loro campione di cittadini, per capire dove porta la longevità e che tipo di tendenze si stanno sviluppando. Fanno, poi, formazione con dei consulenti finanziari, perché, come puoi immaginare, risparmiare per una vita di cent’anni non equivale a risparmiare per una vita di 65 o 70 anni ed è, quindi, essenziale cambiare visione. 

Le sfide della longevità

Vorrei iniziare da una frase detta da un mio professore di farmacologia ai tempi dell’università: “Adesso, noi abbiamo aggiunto anni alla vita. Vediamo di aggiungere vita agli anni.”

Ma cosa significa?

Nel corso dei decenni, ci sono state lotte, che hanno consentito di lavorare in condizioni più salubri, igieniche e sostenibili. Ciò, insieme ad un aumento generale della qualità della vita, ha permesso di allungare la nostra esistenza.

Non si può, poi, dimenticare il lavoro della medicina, che è arrivata a metterci in condizioni di convivere con una serie di patologie croniche, tipiche dell’invecchiamento, di cui una volta si moriva. 

Oggi, la vera sfida non è, quindi, più allungare l’aspettativa di vita, ma, piuttosto, aumentare la quantità di vita in buona salute all’interno del tempo che abbiamo a disposizione. Insomma, adesso, la vera sfida è allungare la parte in buona salute del nostro ciclo vitale.

Un altro aspetto da considerare è che l’aumento dell’aspettativa di vita, da un lato, e la bassa natalità, dall’altro, portano ad un invecchiamento generale del paese, che deve continuamente rivedere il proprio welfare. Ciò, ha delle conseguenze importanti. Basti pensare all’ultima riforma contributiva, che ha condotto ad una riduzione degli importi delle pensioni. 

Oggi, una parte dei rischi connessi a vecchiaia e longevità, che prima erano in carico allo Stato, sono passati in carico all’individuo. Ciò significa che, se non ci si attiva, pensandoci per tempo e tutelandosi in qualche modo, ci si potrebbe presto trovare a gestire rischi non proprio gradevoli in età avanzata.

A fronte di quanto detto, uno dei segreti della longevità è non temere il futuro. In altre parole, quello che non devi fare quando pensi al futuro è spaventarti e, quindi, cedere alla tentazione di guardare altrove ed ignorare la questione.

Le opportunità della longevità

La longevità porta con sé anche un sacco di opportunità, che, chi non guarda al futuro, rischia di perdere. 

Se guardi al modo in cui stiamo invecchiando, tu, io e un sacco di altre persone, e lo confronti con i nostri nonni, capisci che abbiamo molte più energie, molte più occasioni. 

Basta pensare a cosa accade quando ci interroghiamo su un tema: apriamo il computer e tre ore dopo ne sappiamo qualcosa di più. Una volta non c’era questa possibilità. 

Questo ci dà enormi possibilità di crescita anche in una fase più avanzata della vita.

Il lato migliore di questo cambiamento di vita è che quella che i demografi chiamano vecchiaia non lo è nella vita reale. Ci sentiamo invecchiati, probabilmente, ma non ci sentiamo vecchi.

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Chi sono i Longennials

La longevità sta condizionando e cambiando questo secolo rispetto al secolo scorso. L’allungamento dell’aspettativa di vita e una nuova qualità di vita e lavoro sono elementi che portano, oggi, a riprogettare la propria esistenza.

È nato, così, il termine longennials che, coniato per definire la categoria delle persone cosiddette anziane (che comprende i Boomers, la parte più giovane, e la Silent Generation, la parte più anziana), individua gli over 65 in buone condizioni di salute, in grado di affrontare una longevità nuova. 

Questa nuova generazione è composta da persone che ancora vogliono e possono avere un ruolo e un peso nella società. Si tratta di soggetti che stanno sperimentando un modo diverso di invecchiare. 

Come affrontare i cambiamenti che la longevità ha portato nella nostra vita

Ho parlato con Emanuela Notari di come il cambiamento dell’aspettativa di vita porterà a un cambiamento del ciclo professionale.

Ciò sta avvenendo in un contesto in cui, come abbiamo visto, ci sono sempre più anziani. Alcuni di essi hanno bisogno di assistenza e, di conseguenza, la flessibilità sta diventando una necessità. 

Non c’è solo la volontà di prendersi degli spazi per sé. Si tratta più della necessità di avere spazi per esercitare ruoli di cura. Tutto questo sta cambiando il mondo lavoro.  

Gli esperti sostengono, in proposito, che il prossimo grande cambiamento porterà ad alternare fasi di formazione e di aggiornamento, fasi di lavoro al 100% e fasi di lavoro parziale. 

Ma come possiamo affrontare questo cambiamento? Dovremo essere in grado di assicurarci una formazione continua, perché non sarà più possibile, con l’attuale sviluppo delle tecnologie, lavorare a sessant’anni sulla base di quello che abbiamo appreso nei primi 25 anni di vita. Dovremo, quindi, alternare continuamente aggiornamento e lavoro. 

Ci saranno anche altri cambiamenti. Nella vita sentimentale, per esempio, ci sono sempre più fragilità.

Anche questa è una conseguenza dell’aumento dell’aspettativa di vita. Alla fine, avremo vite più movimentate. Dovremmo abituarci agli scossoni, perché non c’è più niente di certo. 

I nostri nonni, al contrario, vivevano con linearità: studi, famiglia, carriera e pensione. Nella carriera c’erano delle garanzie. Era garantito che avresti guadagnato sempre di più ad ogni promozione. La pensione era calcolata sulla fase di lavoro più felice dal punto di vista della retribuzione. Oggi queste certezze non ci sono più. 

Viviamo in un clima, anche dal punto di vista geopolitico, di grandi interrogativi.

Oggi, quindi, come dice Nassim Taleb, che ha coniato il concetto di “antifragilità, non è importante essere infrangibili, l’importante è diventare antifragili, cioè allenarsi a combattere la propria fragilità. Ciò vuol dire essere consapevoli della propria fragilità ed allenarsi, come se fosse un muscolo, per evitare di cedere e cadere di fronte alle difficoltà della vita.

Per iniziare a pensare in modo diverso, ti consiglio di leggere i libri scritti da Nicola Palmarini, direttore del National Innovation Center for Ageing del governo inglese.

La longevity economy

Come ho accennato, la longevità cambierà anche la nostra economia. Assisteremo, infatti, all’arrivo di una serie di prodotti e servizi, nati per soddisfare i bisogni dei più anziani. 

In questa nuova realtà, coloro che hanno potuto risparmiare di più avranno anche abbastanza soldi in tasca per permettersi i prodotti e servizi che gli consentiranno di soddisfare le proprie ambizioni e le proprie necessità. 

Il quadro appena descritto contribuirà, quindi, a far nascere una nuova economia, che si spera porterà a compensare la maggior spesa pubblica, necessaria per far fronte alle necessità degli “anziani molto anziani”, bisognosi di assistenza.

Cambieranno, così, anche le esigenze di quarantenni e cinquantenni. La longevità porta, infatti, a modificare il proprio il ciclo di vita anche prima dei sessant’anni. 

Interessante, in proposito, è il testo “The Longevity Economy”, scritto da Joseph F. Coughlin, il fondatore e direttore del laboratorio sulla longevità del Massachusetts Institute of Technology.

Come la longevità ha cambiato il mondo del lavoro 

Un altro aspetto da considerare è che, in Italia, oggi, scelgono di continuare a lavorare circa un milione di persone in età pensionistica, continuando a produrre PIL, a pagare tasse ed a produrre reddito. 

Sono, così, sempre di più i professionisti che continuano a lavorare dopo i sessant’anni. Tanti si dedicano a lavori part time e consulenze. C’è, poi, chi recupera una vecchia passione e la trasforma in un lavoro.

Ciò è legato all’ aumento dell’aspettativa di vita. Non è, infatti, possibile pensare di vivere sempre di più e andare in pensione a 65/70 anni perché, se ci pensi bene, nessuno stato può permettersi di pagare le pensioni così a lungo. 

Dovremo, necessariamente, imparare a lavorare più a lungo. Farlo è, però, sostenibile solo se si lavora in un modo diverso, meno ossessivo e meno esasperante. 

Le stesse imprese devono comprendere come gestire i lavoratori senior, perché, spesso, questi ultimi fanno tappezzeria e sono messi da parte. Non c’è prospettiva per loro, non c’è progettualità. 

In realtà, abbiamo bisogno di loro. Vanno valorizzati perché hanno tanta esperienza e vanno messi nelle condizioni di trovare ancora piacevole il loro lavoro. 

Spesso questi lavoratori sono scoraggiati perché vengono “parcheggiati” in azienda, in attesa della pensione o del prepensionamento.

Le aziende devono, invece, rendersi conto di avere a disposizione delle risorse e cominciare a rivedere il modo in cui le gestiscono. 

Allo stesso modo, dovrebbero rivedere il modo in cui gestiscono i giovani e portarli ad essere più entusiasti del lavoro che fanno. Si tende, invece, a considerarli sempre junior, non dandogli responsabilità e opportunità di crescita.

Questo porta ad uno scontro generazionale. In realtà, non c’è letteratura, né italiana né estera, che dia prova che un lavoratore senior che resta porti via lavoro a un giovane.

È un modo un po’ vecchio di concepire la carriera e la convivenza dei talenti in azienda. Se, invece, fossimo disponibili a rivedere certi schemi, potremmo trovare il modo per far convivere diverse generazioni nello stesso posto di lavoro.

È anche vero che certi anziani tendono ad essere arroccati sulle loro posizioni. Chi non è disposto a fare un lavoro su di sé e sul sul proprio valore, spesso, tende a farsi valere in qualche modo su chi appena arrivato, magari con arroganza. 

C’è chi dice che i giovani non hanno senso del sacrificio. La realtà è, però, più complessa. I giovani sono cresciuti in un’epoca in cui non è più assolutamente certo che se ti sacrifichi oggi, domani ci sarà un premio. Hanno visto i loro genitori perdere il lavoro, dopo vent’anni di servizio. Siamo cresciuti in logiche sociali, familiari e professionali completamente diverse. 

Bisognerebbe, dunque, avere un po’ di umiltà, ogni volta che parliamo con una persona diversa da noi per età o per generazione. 

È un esercizio difficile, ma indispensabile. Insomma, “non giudicare un altro finché non hai camminato nelle sue scarpe”.

I segreti della longevità

Alla fine della mia chiacchierata con Emanuela le ho chiesto quali sono i segreti della longevità,  ovvero cosa consiglierebbe a chi oggi ha sessant’anni per vivere meglio quelli a venire.

Per lei la risposta è molto semplice.

Innanzitutto, non si deve dare mai per scontato niente.

La vera chiave, poi, il vero segreto (se ce n’è uno), per vivere bene ed il più a lungo possibile, è la curiosità. 

Quest’ultima è ciò che, dopo ogni battuta d’arresto nella nostra vita, ci porta a ricominciare. 

Insomma, l’unico modo per vivere fino a cent’anni è sapere che si può ricominciare sempre. Non importa se ci si è rotti una gamba, se ci si è separati o si ha divorziato, se si ha perso il lavoro. 

È solo questione di rialzarsi e riprovarci. Per farlo è essenziale essere curiosi e pronti a sperimentare cose nuove. 

In conclusione, la longevità ci presenta, sfide e opportunità uniche, trasformando non solo la nostra società, ma anche il mondo del lavoro e dell’economia. Affrontare queste trasformazioni richiede una prospettiva aperta e flessibile e la capacità di adattarsi ai cambiamenti in corso.

Se nel fare questo percorso, senti il bisogno di essere affiancata da una coach specializzata, come me, contattami.

Caterina

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