Chi non ha avuto una zia o una prozia “pazzerella”?

Una donna della famiglia simpatica, ispirante e sfidante. Spesso non sposata, con una vita un po’ fuori dagli standard e dagli schemi.

La mia la chiamavo zia Teta, ma per l’anagrafe era Antonietta Marini, nata a Cagliari nel giorno della Befana del 1907. Qui la vedete qui in una foto degli anni 70, mentre, ormai pensionata, dà mangiare agli animali da cortile .

Lo so che stai pensando. “Che c’è di speciale? Mia nonna ha sempre dato da mangiare alle galline, ma non mi è mai sembrata una cosa eccezionale.”

Se però se ti dicessi che questa foto è stata scattata a Candido Mendes, un villaggio sperduto nella foresta amazzonica a 40 minuti di tragitto fluviale dalle coste del Brasile? Non ti chiederesti

Cosa ci fa una pensionata di Cagliari nella foresta amazzonica?

Zia Teta è vissuta a Candido Mendes, lontana da tutte le comodità della vita occidentale per circa vent’anni. Si è trasferita lì con armi e bagagli nel 1973 quando ha smesso la sua vita da impiegata.

Si. Negli anni 70 mia zia ha deciso di godersi la pensione come missionaria laica nel Maranhão dove, oltre a dedicarsi agli altri, doveva provvedere in prima persona al suo sostentamento con animali da cortile e orto (a dire il vero poteva contare anche sul suo aiutante Marcelino 🙂).

Era una donna decisamente fuori dalle regole di allora, ma avrebbe infranto alcuni tabù anche oggi. Tutti noi pronipoti adoravamo il suo modo di essere e di fare. Le riconoscevamo la capacità di vivere secondo i suoi valori e apprezzavamo la sua capacità di rompere gli schemi per realizzare la sua missione di vita: aiutare il prossimo e gli altri in modo molto pratico e concreto.

Una vita di lavoro

Da giovane aveva partecipato alla seconda guerra mondiale come infermiera crocerossina. Aveva poi lavorato come assistente sanitaria nell’ufficio del medico provinciale.

Nel tempo libero aiutava sua sorella (mia nonna) con gli otto figli e portava in giro per l’Europa le nipoti teenager coinvolgendole in viaggi, che dovevano essere veramente particolari. Mia madre ha continuato per tutta la vita ad avere aneddoti inediti da raccontare del mitico viaggio da ragazza con zia Teta in Spagna .

Una pensione di avventura

Zia Teta ha stupito ancora di più tutti i parenti quando è andata in pensione ed è partita come missionaria laica per il Maranhão, uno degli stati più poveri del Brasile.

Nel 1972 andare dall’Italia al Brasile era veramente un’avventura. Zia Teta è partita con il traghetto da Cagliari verso Genova. Qui si è imbarcata su un transatlantico ed è arrivata nel nuovo continente solo dopo circa quindici giorni di navigazione.

Non mi sono chiari tutti i passaggi che poi l’hanno portata a Candido Mendes ad aprire un dispensario farmaceutico. Alla fine, però, è lì che si è resa ancora utile e ha trovato il suo scopo di vita per molti anni.

Avevo circa 10 anni quando ha iniziato la sua nuova vita.

Mi ricordo di lei come una donna non tanto alta, con occhi vispi, capelli bianchi raccolti da una retina sottile, e tanta voglia di partire e di essere utile agli altri. È partita entusiasta, anche se il Brasile lo conosceva solo dai libri di testo scolastici e non parlava una sola parola di portoghese, ma “aveva la certezza che Dio l’avrebbe aiutata”.

Donna Antonietta

Negli anni abbiamo ricevuto da lei molte lettere scritte con scrittura fitta su carta velina (la posta aerea allora si pagava a peso e Zia Teta non spendeva molto per sé) che si concludevano sempre con: “Quando vieni a Candido Mendes? Qui c’è molto da fare!”.

Nelle lettere raccontava la sua vita di tutti i giorni e di come, nei primi tempi, le avessero dato anche una pistola per difendersi. Scriveva anche di come, poco alla volta, avesse saputo conquistarsi la fiducia delle persone del posto e fosse diventata Donna Antonietta. Attraverso la sua scrittura abbiamo partecipato alla realizzazione del suo progetto di un dispensario farmaceutico a cui è poi seguita la costruzione di una scuola agraria per fornire ai giovani uno strumento di emancipazione attraverso il lavoro.

E’ tornata poche volte in Italia da allora. L’ultima negli anni 90, quando ha deciso di lasciare quella che era diventata la sua casa nella foresta, perché non era più indipendente come voleva lei.

Non proprio una “pensionata”

Per me la storia di zia Teta è veramente significativa. Da bambina mi faceva emozionava l’idea di avere una prozia che da sola viveva in mezzo alla foresta amazzonica, quando la maggior parte delle persone della sua età quasi non usciva di casa.

Ora apprezzo anche il coraggio e la forza che l’hanno spinta a realizzare il suo scopo di vita in un ambiente completamente nuovo e lontano.

Oggi se ripenso a zia Teta l’apprezzo per la storia di audacia e di coraggio che l’ha portata e vivere secondo gli anni non come un limite alle sue possibilità e per sua personale interpretazione di “raggiunti limiti di età”.

Quali sensazioni ti ha suscitato questa storia?

Crescere con un simile esempio in famiglia ha reso i limiti sociali e culturali legati all’età e allo status come poco efficaci nella mia vita e il mio programma di 8 settimane: OLTRE IL LAVORO: una vita senza job title, nasce anche da questo imprinting familiare.

Se l’idea di fare qualcosa di diverso in anni, che spesso sono destinati al divano e alle televendite, ti intriga, ma non sai come fare,

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