Camminare è uno strumento di contatto con la propria interiorità, ma anche uno straordinario mezzo per interagire con la realtà esterna.

Camminare è un atto rivoluzionario.

Per questo quando ho saputo che Loubna Bensalah, ideatrice di “I walk with her” (Cammino con lei) era a Milano, sono andata a sentirla.  Avevo voglia di farmi ispirare da questa donna e dal suo progetto di connessione, ascolto ed emancipazione delle donne marocchine e tunisine. E mi ha conquistato!

I walk with her Marocco 2017
dalla pagina facebook I walk with her

“I walk with her”

Loubna è una donna che ha studiato e insegna comunicazione all’Università di Rabat in Marocco. A circa 24 anni si è chiesta come vivessero le donne, giovani e adulte, nelle zone rurali del suo Paese.  Con l’energia dei 20 anni ha chiesto a un’amica di accompagnarla, e si è organizzata con zaino e tenda, ha stabilito tappe e itinerario e in pochi giorni ha creato “I walk with her“. L’11 luglio 2016 ha iniziato a camminare sulle strade della costa atlantica marocchina da Casablanca a Plage Blanche (200 km a sud di Agadir). Ha percorso 1000 chilometri suddivisi in tappe di 25 chilometri circa e ha conosciuto, ha parlato e condiviso storie e riflessioni con numerose donne. Nel 2017 ha ripetuto l’esperienza in Tunisia.

Ecco come Loubna ha descritto  la sua motivazione.

Uscire dal mio quotidiano alla scoperta del quotidiano delle altre persone, dimenticare i miei riferimenti e crearne di nuovi, allontanarmi dalla mia zona di confort per allargarla. Andare a vedere la società più da vicino per analizzare la sua relazione con le donne, la sua evoluzione e i suoi cambiamenti. Trovare la mia identità attraverso le donne del mio gruppo e completarla attraverso le donne di altri posti.

[Online puoi seguire la pagina Facebook.]

Kayna (io esisto e agisco)

Con “I walk with her” Loubna si è resa conto che il problema più sentito dalle donne era quello di occupare lo spazio pubblico che, nella società patriarcale araba, viene occupato dagli uomini. Nel marzo 2018 ha iniziato a lavorare a un nuovo progetto: “Kayna“, parola che in dialetto marocchino significa “Io esisto e agisco”.

La prima edizione si è svolta a Safi: 13 chilometri di cammino per arrivare alla spiaggia del paese dove molte donne non erano mai state perché nessun uomo della famiglia le aveva mai accompagnate.  Con Loubna le donne non hanno solo camminato, ma anche discusso, fatto yoga sulla spiaggia e si sono riappropriate del proprio corpo dei propri spazi e anche se vestite con djellabah e i loro abiti tradizionali. [Trovi la pagina Facebook qui]

Cammini di donne

Andare al mare a piedi lungo una strada: cosa può esserci di rivoluzionario in questi pochi chilometri? Uscendo di casa e casa e camminando senza un uomo per strada, le donne di Loubna non si sono spostate da uno spazio privato a un altro, ma sono state presenti pubblicamente in uno spazio esterno. Un atto forte per per il patriarcato.

“Non avrei mai pensato di venire qui un giorno.” E anche “Mi copro il capo e rispetto la società, perché non mi lasciano libera? Voglio praticare le mie attività all’aria aperta, di fronte al mondo”.  È stato quanto hanno detto alcune partecipanti.

“In Marocco viene sempre detto, non andare al bar, non è una cosa da donne. Non fare questo, non è una cosa da donne. Per una donna è meglio sposarsi piuttosto che continuare gli studi. Non fare questo perché sei ‘solo’ una donna, ma non è giusto: noi siamo donne, non ‘solo donne’. Bene.  È questo ‘solo’ è quello che dobbiamo eradicare. Ci è stato insegnato ad essere deboli, a dover essere protette da nostro padre, fratello o cugino o dalle automobili che ci trasportano da un posto privato all’altro. Con Kayna voglio insegnare, anche con lo yoga, alle donne ad avere fiducia nel proprio corpo quando sono in giro per strada e occupano uno spazio pubblico” ha raccontato Loubna.

Io cammino. E tu?

Tornando a casa ho pensato che, purtroppo, la situazione che le donne vivono nel mondo occidentale ha ancora molte, troppe, somiglianze con quella marocchina soprattutto dal punto di vista culturale. Quante donne non si mettono in gioco o non osano vivere la vita che vogliono perché sono “solo” donne o perché non sta bene che una donna si comporti così o perché un uomo le protegge o le ama così tanto da ucciderle nel corpo o nell’anima?

Ho pensato a Loubna e ai suoi progetti e a come camminare nel mondo sia  il modo più naturale e autentico di essere presenti a se stesse e attive nella società.  E sono stata ancora più felice del mio lavoro di coaching con le donne in cammino e ho iniziato a pianificare i miei cammini verso Santiago di Compostela del 2019. Si perché anche noi donne occidentali abbiamo bisogno di occupare e vivere il nostro spazio pubblico.

 

Cammino con lei: cammini di donne in Nordafrica

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