Il 4 settembre quando sono tornata dal Cammino di Santiago e sono salita sulla bilancia non ci credevo. -10 kg dalla mia partenza del 25 luglio!

Si, certo, ho camminato,… ma ho mangiato, anche abbondantemente. Ho reintegrato i sali minerali persi con una birra gelata. … o anche due. Eppure è successo: sono tornata dal Cammino di Santiago non solo con il cuore e la mente più leggeri, ma anche con circa 10 kg di peso in meno rispetto alla partenza! Un miracolo? No. È uno degli effetti dell’essere focalizzati solo su se stesse, sui propri bisogni reali e sulla loro realizzazione e alcune nuove abitudini acquisite in modo inconsapevole.

Caterina Lazzarini perdere peso sul cammino di Santiago

Nella mia vita ho avuto un paio di amiche che, improvvisamente (senza un motivo di salute), hanno iniziato a dimagrire e sono poi hanno mantenuto il nuovo peso. Devo ammettere che le ho sempre guardate con invidia e ho sempre pensato che avrei dovuto faticare e sudare molto per arrivare al peso che mi avrebbe fatto sentire a mio agio nel mio corpo. Poi è successo anche a me: prima ho perso peso e sono arrivata spontaneamente al mio peso forma, poi l’ho anche mantenuto anche con la ripresa della mia vita milanese di tutti i giorni.

Il cammino, il peso ed io

Prima di partire avevo pubblicato il post “Sul Camino di Santiago: si dimagrisce?” con tutte le spiegazioni scientifiche su calorie introdotte, consumate e dimagrimento. La mia esperienza di agosto e la lettura di “Le donne il cibo eD io” di Geneen Roth mi hanno fatto riconsiderare l’argomento e ora voglio condividere nuove riflessioni su questo tema.

Dimagrire e raggiungere una forma fisica ottimale non sono mai stati tra gli obiettivi del mio camminare e non era mai capitato finora. Un paio di mesi prima del cammino cerco di seguire un’alimentazione più sana e contenuta seguo un piano autogestito di contenimento alimentare per lasciare a casa almeno il peso (5 kg) dello zaino e, in genere, funziona anche se quest’anno non ci sono riuscita.

Sono quindi partita ad agosto con tutto il mio peso reale e metaforico pensando solo a diminuire i chili del mio zaino e ai chilometri che avrei voluto e dovuto fare per arrivare a Santiago.

Sane abitudini

Quando sono da sola sul Cammino la mia routine mattutina include la sveglia prima dell’alba (5.20 circa) con partenza al buio (5.45 circa) senza aver fatto colazione. Tutto questo perché amo iniziare a camminare con il buio e vedere l’alba sulla strada, purtroppo non riesco a fare colazione così presto e, molto spesso, il primo bar aperto su trova dopo 5-10 chilometri di cammino e la colazione (abbondante) avviene verso le 8-9.

In modo inconsapevole ho innescato due meccanismi diversi in grado di stimolare e innescare un consumo energetico diverso: svolgere attività fisica a digiuno e attuare un mini-digiuno di poco più di 12 ore (i pellegrini cenano abbastanza presto).

Le donne, il cibo eD io

Chilometro dopo chilometro il cammino ha lavorato dentro di me, e, come scrive Geneen Roth, le mie azioni hanno iniziato a essere improntate all’autenticità. Pian piano mi sono sono mi sono sempre e più avvicinata al mio essere una donna che non deve più superare esami né vincere gare. Mi sono nutrita con lo scopo di trasformare il cibo in energia e non ho usato il cibo come surrogato delle fame spirituale. Sempre in modo del tutto istintuale ho seguito alcune delle regole della Roth: ho mangiato quando avevo fame, quello che il mio corpo chiedeva, ho mangiato seduta, in compagnia, con gusto, piacere e soddisfazione.

 

Cammino di Santiago: si dimagrisce? Riflessioni post cammino
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