Sono tornata dal mio Cammino di Santiago e… dopo avere attraversato tutta la Spagna seguendo una freccia gialla mi sono fermata a pensare. Volevo dare subito  un senso a tutto il mio camminare, agli incontri avuti e a quelli mancati, alle emozioni che ho provato e alle sincronicità che ho trovato. 

Quale messaggio? Quale insegnamento dovevo portare a casa con me e usare nella mia vita milanese? E soprattutto quando avrei capito il senso dei miei 800 km del Cammino di Santiago? 

Tornare dal Cammino di Santiago- Caterina Lazzarini walking coach

Tornare col corpo 

L’arrivo a Milano mi ha portato subito in una dimensione del fare e della prestazione.  Volevo subito scrivere e comunicare la mia esperienza, prendere in mano la mia attività di coach, insomma, da vera milanese, volevo fare e brigare, ma… non ce l’ho fatta. Non riuscivo ad andare avanti, mi sentivo frustrata e non capivo il perché questo blocco. Poi, come capita, se si domanda e ci si mette in ascolto, la risposta è arrivata  attraverso questa riflessione di Melodie Beattie, un’autrice statunitense:

“Troppo spesso cerchiamo di avere una prospettiva chiara prima del tempo e questo ci rende pazzi.”

Ho respirato, mi sono rilassata e ho deciso di fare come facevo sul cammino quando al termine di un tratto lungo, a volte in salita o magari solo noioso, mi fermavo e mi voltavo indietro indietro per vedere tutto quello che avevo superato e messo alle mie spalle. Allora ogni passo veniva messo nella giusta prospettiva, proseguiva il precedente e dava sostegno al successivo e la strada fatta diventava chiara. 

Tornare con l’anima

Mi sono concessa un settembre per tornate anche con la mente e l’anima. è il mio capodanno, è anche mese del mio compleanno, e sono così arrivata a metà ottobre e tutto è diventato più chiaro e ora sono pronta per ripartire, o meglio, a continuare sulla mia strada di donna e di professionista.  

E ora riparto alla grande!

 

La riflessione di Melodie Beattie

Se sei curiosa, ecco la riflessione di Melodie Beattie tratta da “The Language of Letting Go- Journal”

“Troppo spesso cerchiamo di avere una prospettiva chiara prima del tempo. Questo ci fa impazzire.

Non sempre sappiamo perché le cose sono accadute nel modo in cui si sono realizzate. Non sempre sappiamo come una particolare relazione funzionerà. Non sempre capiamo l’origine dei nostri sentimenti, cosa ci ha condotti su un particolare cammino, che cosa sta agendo dentro di noi, che cosa abbiamo imparato, perché dobbiamo aspettare, perché dobbiamo passare attraverso un periodo di difficoltà o perché una porta si sia chiusa. Non ci è chiaro come le circostanze presenti lavoreranno in uno schema più grande di eventi, non ci è chiaro che è come bisogna che sia.
La prospettiva arriverà in retrospettiva.
Potremmo sforzarci per ore oggi per trovare il significato di qualcosa e questo potrà arrivare in un attimo l’anno prossimo.
Lascia andare. Possiamo lasciare andare il nostro bisogno di immaginare le cose, di sentirci in controllo.
Ora è il tempo di essere. Di sentire. Di passare attraverso. di permettere alle cose di accadere. Imparare. Lasciare qualsiasi cosa stia lavorando dentro di noi abbia il suo corso.
Col senno di poi lo sapremo. Diventerà chiaro. Per oggi essere sarà sufficiente. Ci è stato detto che tutto si volgerà al meglio e per il nostro bene. Possiamo credere che questo accada, anche se non possiamo vedere il posto che gli eventi di oggi avranno in un quadro più ampio.”

 

Sono tornata dal mio Cammino di Santiago e…
Tag:     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

back tio top

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi